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  • Saper Ascoltare (Parte 2: La leadership) di Christian Nucibella

    Saper ascoltare per delegare e crescere: Christian Nucibella analizza l'ascolto come pilastro della leadership, tra errori necessari, gestione dei talenti e visione. Saper Ascoltare (Parte 2: La leadership) Ricordate che ho parlato della nascita della divisione Retail così mal digerita dal resto dell’organizzazione tech-nerd? Devo dire che quel nuovo reparto, nel tempo si è arricchito di tantissimi aspetti, nuove figure professionali (direi inventati da zero o quasi) nuove competenze, nuovi metodi di lavoro: in questo caso, “Saper Ascoltare” fu sinonimo di #delegare ; perché, anche se osservi tutti i giorni che le modalità operative di quella parte dell'azienda non sono proprio come te l’eri immaginate, le devi lasciare vivere perchè funzionano e sono apprezzate dai clienti (e dopo anni anche dal resto dei team interni più storici….). Devi restare semplicemente in ascolto e seguire le necessità dei tuoi manager per intervenire solo nei momenti di necessità o blocco. Così, l’ascolto diventa una componente della #leadership (almeno per come la penso io). Ricordo in particolare un momento critico nella crescita, attorno alle 100 persone dove improvvisamente il turn-over del personale esplose: non capivo, ero rammaricato; mi dissero che la causa era da ritrovare sul fatto che io ero assolutamente incoerente poiché davo risposte diverse alle stesse domande. Ricordo che feci una riunione di confronto con i champions dell’azienda (e in realtà poi attivammo veri e propri cicli di coaching per la gestione dei team e nel problem solving) per spiegare che le risposte non potevano essere le stesse alle stesse domande perché serviva contestualizzare: comprendere la situazione, la dimensione del progetto, l'interlocutore (era un tech?, un businessman? uno della finanza?), conoscere il budget, la maturità del team di progetto a supporto e così via….Per me erano aspetti ovvi, avendo lavorato in settori e aziende con dimensioni molto diverse tra loro e avendo studiato a fondo il PMBOK e la gestione progetti, ma, in realtà la questione non era per nulla scontata ai più. Fu un momento estremamente complicato perché non avevo capito che il team, seppur super comittato, non era pronto alla complessità dei progetti sempre più grandi che stavano arrivando. Rallentai la crescita (da agonista quale sono, devo dire che mi costò moltissimo farlo) per far capire che, appunto, per essere leader del proprio team, serviva saper gestire una serie di nuovi aspetti: era importante riportare, per quanto possibile, tutti a bordo in azienda; ecco che “Saper Ascoltare” significa anche saper mettersi in discussione con i propri team per capire se si sta andando tutti nella stessa direzione con un “ritmo gara”, direi sostenibile e, comprendere quali sono le possibili difficoltà. Delegare e fidarsi del team Errori e consapevolezza Posso dire che talvolta, io stesso ho ascoltato molto poco nelle mie scelte o meglio, ho ascoltato tutti ma poi ho fatto di testa mia (quante volte ho sentito dire “ alla fine fai sempre di testa tua”). Ma, talvolta gli errori più grossi, li ho fatti proprio perché non sono stato in grado di “ascoltare” il momento , di comprendere che la decisione andava ponderata maggiormente e sono stato troppo veloce nella decisione, non dando il giusto peso a decisioni che in realtà si sarebbero rivelate molto importanti (della serie… “ma dai è impossibile che accada questa cosa, è marginale, la sappiamo gestire”… ma poi nel tempo cambiano gli equilibri, la gestione o il mercato e quella cosa ti costa soldi, tempo e fatica per correggerla….). Questo è vero in particolare quando i temi da affrontare sono sempre più complessi dove ovviamente, per tanti motivi, non si hanno tutti gli elementi per fare la scelta migliore ma a un certo punto devi decidere lo stesso e andare avanti (e … a distanza di tempo non verifichi più quella scelta preso da mille altre priorità). Di conseguenza, “Saper Ascoltare” si rivela un metodo per commettere meno errori e perdere meno tempo ed energia per correggere poi (la famosa regola dell’80 - 20 o del rallentare per andare più veloce poi), perché se sai ascoltare veramente le tue sensazioni, i tuoi valori o i tuoi compagni di viaggio fidati (che magari sono in opposizione con te in quel preciso momento), capisci che la situazione non è corretta, devi interrompere e cambiare strada immediatamente, vivendo alla fine meglio, con meno stress. Con gli anni ho imparato a dormirci sopra e a #procrastinare determinate decisioni anche se non è nella mia indole. Il talento sprecato Potrei citare un aneddoto, in chiusura. Lavoravamo con un grande Brand, un Brand che sarebbe potuto essere determinante per fare un ulteriore salto nel mondo del lusso per posizionamente e dimensione: scegliemmo di staccare la spina perché il suo modo di lavorare veramente invasivo, stava spaccando la nostra organizzazione. Ogni tanto ci ripenso. In quel caso ascoltai il mio team che era alla frutta. Poi però a distanza di anni, un caro amico, il migliore retail di Roma mi fece una domanda: "Perché hai mollato quel Brand? me lo hanno detto sai… Christian non va bene…. Non va bene ! Perchè non hai fatto il salto? Il mercato ti aspettava, potevi essere un riferimento in Italia e non solo”. Mi uccise! Mi stava dicendo che non avevo avuto le palle, e aveva ragione perchè in realtà ne avevo le capacità (ecco un caso di “talento sprecato”… ma ci torneremo a breve su questo punto): avrei dovuto guardare oltre e capire come superare quel momento di difficoltà del team con nuove risorse, per entrare in “Champion League”. Ed eccoci qui in chiusura con l’aspetto forse più importante del “Saper Ascoltare”. Riguarda i talenti: molto spesso giovani imprenditori, giovani talenti, in diversi ambiti, dallo sport alle professioni, alle abilità manuali, con grandi capacità e intelligenza (almeno sulla carta), ascoltano veramente poco; sono convinti di avere tutte le risposte solo perché hanno dimostrato di essere un po’ più bravi della media, ma in realtà non hanno capito in che campionato possono giocare e non sanno quale sia il loro reale potenziale e non lo sfruttano a pieno. L’invito ai talenti Ecco questo è il caso, come citavo sopra, del “talento sprecato ”, una delle cose che mi rende più triste: non vedere il potenziale espresso al meglio in un ragazzo, in una squadra, in un team, in un’azienda solo perché manca l’ascolto verso figure di esperienza che magari sembrano un po’ lente e impacciate ma in realtà sono avantissimo. E’ giusto che un talento commetta i propri errori ma talvolta, la mancanza di ascolto, non permette di superare i propri limiti perché il talento non basta per realizzare grandi idee o grandi risultati e il rischio concreto è che nel tempo, si perda la motivazione o ci si perde un po’ per strada. Così l'invito a tutti i talenti è di “Saper Ascoltare” di più i “vecchi” anche se sono talvolta pesanti o incomprensibili, di provare a capire che, solo perchè hanno altri meccanismi nel ragionare e nell’agire, non sono poi così scemi e se hanno voglia di dare un consiglio “appassionato e disinteressato" c'è un motivo: magari perché certe cose le hanno già vissute e vogliono solo aiutare, anche dando dei consigli che apparentemente sembrano stupidi o lontani o richiedono tanta fatica per essere attuali e costanza, ma poi sono il sale del successo in ciò che si vuole realizzare. Autore - Christian Nucibella WhatsApp Copia link

  • La Solitudine del Comando | Prevenire Fallimento Startup con Visione Strategica by Christian Nucibella

    Scopri come prevenire il fallimento startup con strategie incisive e leadership visionaria. Approfondisci con kntnr consulenza strategica. La solitudine del comando: dove nasce la direzione Oggi parliamo dell’essere imprenditore e di alcuni aspetti che talvolta ti fanno apparire come un extraterrestre, uno strano, nel suo mondo, comunque fuori dall’ordinario: c’è un paradosso nel fare impresa che nessuno ti spiega nei libri o ai convegni: più cresce la tua azienda, più ti circondi di persone straordinarie , e più la tua solitudine diventa profonda. Ma è una solitudine necessaria. È la solitudine della sintesi. Non è che l’imprenditore cambi o che non voglia più stare a contatto con i problemi giornalieri e operativi del team; semplicemente, non ne ha più la possibilità e se viene chiamato in causa, significa che quelle questioni non sono più ordinarie. È chiamato invece a fare regia, a portare valore a un team sempre più grande che gestisce attività sempre più complesse . Per essere utile a tutti, deve staccarsi dal particolare e guardare l’insieme. Il confronto critico: una leadership metodica L’imprenditore è chiamato a decidere in continuazione, quasi sempre, senza dare troppe spiegazioni nel farlo. Ma, per decidere correttamente, nei momenti determinanti, deve sapersi nutrire dell’#energia, delle #competenze e delle #idee degli altri. Il confronto onesto e critico con il team a supporto non è una concessione, è un dovere strategico del vero leader. Coinvolgere i propri talenti in un dibattito serrato rafforza una leadership metodica: quella che non impone dall’alto, ma #costruisce la decisione attraverso l’intelligenza collettiva. Questo processo dà energia al team e #solidità alla scelta. E’ un processo direi circolare nel dare e ricevere e arrivare all’obiettivo per approssimazioni successive e talvolta scatti in avanti (senza ascoltare nessuno, almeno apparentemente). Tuttavia, c’è un limite sottile: la leadership non può diventare schiava del processo stesso . Se la ricerca del consenso diventa un freno, l’azienda smette di correre e inizia a trascinarsi. Il rischio è diventare lenti, e nel mercato di oggi, la lentezza è letale . E’ un equilibrio sottile del processo decisionale che va mantenuto con cura con il team e sè stessi. La solitudine del comando: dove nasce la direzione Il silenzio della decisione: la visione incondivisibile Arriva il momento in cui, dopo aver ascoltato quelli che contano, devi tornare da solo. Qui emerge la vera differenza tra chi l’azienda l’ha creata e chi la guarda attraverso un foglio Excel. L’imprenditore deve essere "purtroppo" libero di decidere anche in modo #informale, seguendo traiettorie che non sempre può o deve condividere. Non si tratta di mancanza di trasparenza, ma di #visione. Il team può essere eccellente su ogni aspetto operativo, ma non si può pretendere che capisca l’intero orizzonte che solo chi è alla regia può scorgere. Ci sono pensieri, rischi e scenari futuri che l’imprenditore deve tenere per sé, per proteggere la strategia e le persone stesse. Il possibile conflitto con la finanza È qui che spesso si rompe l’idillio con i soci finanziari o i fondi, sul metodo di lavoro e sul disegno della traiettoria dove si pretende di capire tutto senza in realtà averne gli strumenti, la capacità (e talvolta la voglia), proprio perché ci sono ruoli diversi. Loro hanno bisogno di analisi infinite e procedure standardizzate e se ne fregano talvolta della variabile più importante, il tempo. Non capiscono che una decisione presa oggi con l’80% delle informazioni vale dieci volte una decisione perfetta presa tra sei mesi e può anche decidere la vita o la morte di una intera organizzazione. L’imprenditore invece, vive di processi mentali non lineari, di intuizione e velocità; il fondo vive di garanzie. La solitudine della #decisione serve a proteggere questo istinto: la capacità di assumersi il rischio della rotta quando gli altri stanno ancora calcolando il margine d’errore e a fare domande, talvolta inutili o “nocive” alla causa. La messa a terra: l’anima collettiva grazie al sistema valoriale Ecco la bella notizia per l'imprenditore: una volta decisa la rotta, la solitudine deve sparire; per "mettere a terra" la #visione serve una cultura d’impresa ispirata a una leadership carismatica, non autoritaria. Ho imparato che se vuoi che l’azienda si muova velocemente, devi aver costruito un sistema valoriale solido e un processo di delega . Le persone non seguono un tecnico; seguono un #leader che incarna valori in cui credere e poi vogliono proseguire in autonomia. La crescita coerente non è fatta solo di procedure, ma di rispetto, regole non scritte e passione condivisa, di un equilibrio dinamico più che instabile. E quindi?... La solitudine è necessaria per proteggere la velocità e la visione della strategia. Ma il sistema valoriale è ciò che permette a quella visione di non restare un #segreto, trasformandola in una realtà vissuta da persone che corrono al tuo fianco, anche quando non vedono ancora l’intero orizzonte ma credono fermamente in un sogno da realizzare. E vorrei chiudere con un aspetto #fondamentale: il sistema valoriale porta equilibrio anche nella vita privata e l’imprenditore equilibrato, coerente anche nella vita privata ha una marcia in più. Autore - Christian Nucibella WhatsApp Copia link

  • Realizzare qualcosa potendo scegliere di Christian Nucibella

    Proteggi la tua azienda con l'Advisory Anti-Errore di KNTNR. Grazie al Metodo Nucibella e alle nostre Community con follower organici in target, blindiamo la tua governance e amplifichiamo la tua leadership su Instagram e LinkedIn. Entra nel Secret Container Realizzare qualcosa potendo scegliere Quando ero giovane mi lambiccavo il cervello a cercare di realizzare un progetto che fosse mio , a cercare di dimostrare al mondo che fossi in grado di realizzare qualcosa, un'impresa da zero . Per far questo, al tempo come #manager , continuava a migliorarmi, a studiare, a cercare cosa potessi fare senza avere molte disponibilità economiche, ignorando i meccanismi della raccolta fondi e, tutto sommato senza avere grandi relazioni e neppure idee veramente innovative di prodotto. Ma una cosa mi era abbastanza chiara: volevo creare qualcosa di qualità, dove l’organizzazione fosse un elemento strategico della mia impresa. Questo tipo di ragionamento, unito alla volontà di rimanere in Italia, mi portò a pensare che in qualche maniera, #internet potesse essere la chiave di volta: non avrei dovuto acquistare grandi macchinari, avrei potuto svolgere il lavoro anche da casa, senza una grandissima struttura e soprattutto sarei potuto arrivare in tutto il mondo per vendere qualsiasi prodotto o servizio. Alla fine, la base del ragionamento era semplice: trovare un’idea di business che aprisse più porte possibili, che non mi precludesse alcuna possibilità. La componente divertente era la possibilità di esprimere la mia creatività, un aspetto che nel lavoro di tutti i giorni era tutto sommato marginale. La ricerca di un progetto personale La scelta, la leadership e la responsabilità Mentre studiavo la mentalità della Silicon Valley , come era nato Google e la #leadership di Steve Jobs, l’annuncio dell’Iphone mi diede il là per vedere qualcosa che forse gli altri non avevano ancora visto con chiarezza… almeno qui in Italia: stava nascendo un nuovo canale di vendita e comunicazione, tascabile, accessibile, sempre con te. Da lì e dalla mia mansarda con una parete piena di post-it e appunti, nacque l'idea di creare un'agenzia, Bluum che poi si chiamerà in realtà FiloBlu (la genesi del nome è una lunga storia con il solito nerd di mezzo…), per creare e gestire cataloghi digitali, mettendoci delle intelligenze: cataloghi online con database di informazioni dietro ben organizzato; da qui poi, applicando tutto ciò che avevo imparato in ambito automotive, iniziai a sviluppare questa agenzia super organizzata in grado di erogare un servizio di qualità che iniziò a crescere sopra ogni più rosea aspettativa con Marco, il mio primo socio, che tornava dagli USA . A distanza di anni devo dire che raramente mi metto a ripensare a questi aspetti di genesi dell’impresa , di aver creato qualcosa in realtà senza inventare niente di nuovo, semplicemente vedendo il mondo a modo mio, in un modo originale, o quanto meno diverso dagli altri. Avevo una grandissima voglia di emergere, una grande determinazione, ma tutto sommato non ero in grado di pensare un reale prodotto; più che altro, ero in grado di mettermi al servizio degli altri per far vedere nuove possibilità inesplorate, come stavo già facendo come manager e amministratore nelle aziende dove operavo, a fianco dell’imprenditore. Il valore della scelta e dell’esperienza Oggi invece, a distanza di tanti anni, tutti mi chiedono come ho fatto, molti mi presentano le loro idee imprenditoriali per una valutazione e un supporto e devo dire che questo è fantastico. Loro hanno il problema inverso: hanno le idee ma non sanno come farle crescere, io invece non ho le idee originali o talvolta la volontà di farle nascere da zero, ma so come farle crescere. E così, in realtà, non mi rendo conto talvolta della grande fortuna che ho: di poter scegliere i progetti , di poter scegliere con chi lavorare, di poter scegliere dove investire; talvolta, in passato l’ho fatto troppo a cuore leggero, pensando che gli altri fossero professionali, metodici e determinati come lo sono io, e ho commesso degli errori che ora tendenzialmente non commetto più. La scelta del compagno di viaggio è fondamentale (altro pensiero da approfondire). Vorrei sottolineare un punto di riflessione che ritengo importante: ogni tanto è bene apprezzare la fortuna di poter #scegliere e riconoscere quanta strada sia necessaria per arrivare a questa possibilità.. I tempi sono cambiati e oggi è più facile trovare le risposte per far nascere un’idea e gestirla, ma paradossalmente c’è il forte rischio di sottovalutare la #complessità dei progetti perché il mercato è oggi più complesso: rimane il fatto che poi, alla fine, per realizzare un'idea, serve un metodo, saper costruire un team, serve avere una grande costanza, la voglia di arrivare anche facendo degli errori, avere la volontà di mettersi a capofitto nell’elaborare quell'idea, insomma una certa preparazione e #leadership . La conquista della libertà e dei sogni Alla fine questo è il mio pensiero: poter scegliere è una conquista che ha richiesto fatica e dedizione e sono, fortunatamente, sempre meno i vincoli che mi obbligano a dover fare delle attività che non sono più al centro della mia attenzione: da una parte riesco a delegare, dall’altra cerco di evitarle. Sono poi felice di poter essere a disposizione degli altri per far crescere un’idea se vi è ascolto e comunione di intenti: d'altra parte, faccio ormai grande attenzione a non buttare il mio tempo con chi non vuole lavorare in team, è autoreferenziale o presume di avere tutte le risposte a priori per una serie di motivazioni, talvolta senza una logica concreta….ma anche questo, come detto è un altro capitolo che andrò a trattare a breve: oggi ho parlato di saper realizzare qualcosa e della possibilità di poter scegliere; magari in un’altra occasione parleremo invece dell’importanza di saper ascoltare , di avere la preparazione e il giusto atteggiamento per realizzare i propri sogni. Autore - Christian Nucibella WhatsApp Copia link

  • Scopri il Metodo Nucibella: Modello di Business Resiliente per la Tua Azienda

    Scopri il Metodo Nucibella: un modello di business resiliente per proteggere la tua azienda e guidare una scalata responsabile. IL METODO NUCIBELLA: PROTEGGERE L'ALCHIMIA, GUIDARE LA SCALATA. Esistono migliaia di #manuali su come far crescere un’azienda, molti di questi sono di grande ispirazione ma distanti dalle dinamiche delle nostre realtà dove spesso l’imprenditore è per così dire “uno e trino”, ha l’idea, segue il progetto, trove la finanza e lo vende pure. Quasi nessuno di questi manuali, però, ti spiega come evitare che la #crescita distrugga ciò che hai creato nel momento in cui devi allargare il capitale sociale, trovare nuovi partner, condividere la governance. Il Metodo Nucibella nasce da una necessità brutale: fornire all'imprenditore un sistema di difesa e attacco basato sulla realtà, non sulle slide o sulle parole ammalianti che spesso nascondono contratti complessi, vincoli e clausole dentro ai patti parasociali, figli di due diligence fatte da chi in realtà spesso il business non lo capisce fino in fondo. Perché questo metodo è diverso? Perché non è scritto da un consulente di carriera, ma da un imprenditore che parla la tua stessa lingua. Fino a 38 anni sono stato un manager nell’organizzazione d’impresa del settore automotive; poi, per 11 anni, a partire da zero, ho scritto la storia di quello che è stato considerato un "unicorno" italiano , un punto di riferimento del mercato in ambito #ecommerce. Ho vissuto l’ebbrezza del successo, ma anche il peso di rapporti complessi e a volte complicati con fondi sia di minoranza che di maggioranza. Ho commesso errori, ho blindato e a volte subito accordi, ho cambiato diverse compagini sociali e consigli di amministrazione. Oggi posso mettere a disposizione questo vissuto attraverso un #network capace di mobilitare competenze, capitali e, soprattutto, smart money . Perché i soldi non sono tutti uguali e talvolta luccicano troppo : alcuni comprano il tuo futuro, altri ti aiutano a costruirlo. Il metodo Nucibella I 4 PILASTRI DEL METODO Vediamo qui di seguito, in sintesi i passi chiave del metodo. 1. Codificare la Magia (L'Alchimia) Prima di parlare di numeri e accordi, dobbiamo capire perché la tua azienda funziona . Ogni impresa di successo ha un'alchimia segreta, una "magia" che l'ha resa unica; si certo, spesso coincide con la tua leadership ma non è solo quella. Se inizi a scalare senza aver codificato questo DNA, rischi di perderlo lungo la strada, diventando una brutta copia di quello che eri nel passato o peggio un follower dei tuoi concorrenti. Il primo passo del metodo è estrarre questa magia e trasformarla nel motore indistruttibile della crescita , in modo che sia collegata all’imprenditore ma non dipenda solo da lui. Perché farlo? Certo per garantire un futuro alla tua azienda, ma cinicamente perchè così la tua azienda vale di più. 2. Blindare la Governance (Il Firewall) La tua azienda vive di dinamiche, equilibri. La #governance non è burocrazia, è un metodo unico e speciale che richiede protezione . Il Metodo Nucibella insegna a scrivere le regole d’ingaggio quando c’è armonia, per proteggere l’azienda quando arriveranno le tempeste, perché nessuno ci pensa quando il mare è calmo. Ma, se non decidi oggi come gestire il disaccordo di domani, hai già perso il controllo della tua creatura, perché, caro imprenditore, la verità è che la contrattualistica e la trattativa con i soci finanziatori, non è il tuo forte, sei fatto per stare al timone quando il mare è in burrasca. Ecco perché, ti serve un supporto, che abbia già vissuto queste situazioni. 3. Leadership Carismatica e Comitato Strategico (La Regia) L'imprenditore deve smettere di essere l'uomo ovunque per diventare il #Regista , saper delegare sempre più e comprendere quali sono i punti deboli della sua leadership e governance. E un regista ha bisogno di una vera squadra. Il metodo prevede la creazione e supporto al funzionamento di un Comitato Strategico : un nucleo fatto dalle tue prime linee o, se il team non è ancora pronto, anche da #Advisor di alto livello che siedono al tuo fianco. Poche persone capaci di risolvere criticità e far crescere l'organizzazione mentre tu ti occupi della Visione. 4. Equity Responsabile (Il Percorso, non il Prezzo) Dimentica l'ossessione per la valutazione d'ingresso. Il vero valore di un'operazione di #equity non è quanto incassi oggi, ma come vivrai domani. Il metodo si focalizza sul percorso di convivenza armoniosa e sulla strategia di exit (o sul next step). Un socio è per sempre, finché dura: meglio decidere prima come camminare insieme. Perché il Metodo Nucibella ti conviene? Perché gli errori di governance, i soci sbagliati e i contratti firmati con leggerezza costano carissimi: talvolta il lavoro di una vita. Il Metodo Nucibella ti permette di evitare questi errori clamorosi realizzando vantaggi tangibili sul campo. Lo fa ad un costo-valore onesto, lontano dalle logiche dei grandi studi di consulenza o advisory che puntano solo a chiudere l'operazione. Per noi, l'operazione è un #mezzo; l'Imprenditore al centro del progetto, è il fine. Autore - Christian Nucibella WhatsApp Copia link

  • Saper Ascoltare (Parte 1: Le origini) | Christian Nucibella

    Saper Ascoltare (Parte 1: Le origini) Quando decisi di aprire la mia agenzia, FiloBlu (a quel tempo non sapevo ancora come l'avrei chiamata), iniziai a raccogliere #feedback da amici, imprenditori, professori universitari e dalla famiglia, per capire se la mia #idea fosse valida. Gran parte di loro mi disse che non era poi così speciale, che esistevano già tante belle agenzie e che non ne capivano il motivo: FiloBlu sarebbe stata l'ennesima agenzia a proporre siti web e servizi nel digitale. Questo mi fece riflettere molto e dall'altra parte rafforzò la mia idea di proseguire, senza badare troppo all'opinione degli altri e senza neppure guardare troppo al mercato, se non per trovare ispirazione: ammiravo infatti alcune realtà del mio territorio come CLAIM, HANGAR, ma anche E-TREE (divenuta poi in pratica H-ART) che avevo avuto modo di conoscere facendo consulenza nel disegno dei processi di realizzazione del software e dei website; le ammiravo soprattutto per il fascino e la #magia che ci trovavo nel loro modo di essere o apparire. Ecco un primo aspetto da sottolineare del “Saper Ascoltare”. In questo frangente, è evidente che non ho ascoltato nessuno ma in realtà, ho ascoltato il mio #istinto : credo sia importante saper ascoltare le proprie sensazioni, e provare a far cogliere delle opportunità che gli altri non vedono (forse magari al tempo, la spiegai male o semplicemente gli interlocutori non credevano troppo in me, o voglio vederla così, mi volevano troppo bene con la paura che mi schiantassi, chissà!). Iniziando a sviluppare il team, cominciai a confrontarmi con punti di vista diversi provenienti dal mio socio Marco, esperto di #software (io ne capisco veramente poco) e dai primi collaboratori quasi tutti Nerds: io ero considerato quello del marketing, quasi una componente necessaria per procurarsi progetti, ma tutto sommato inutile allo sviluppo del codice ed esterno al team: feci capire loro che la Tech in realtà, doveva avere un #modelloorganizzativo , serio per essere scalato. Nel percorso di crescita della società, continuavo a raccogliere informazioni, testimonianze sul mio modello di riferimento per l'organizzazione: #Google , un’azienda fatta da ingegneri (come me, ma sicuramente più bravi), leggevo e prendevo appunti in continuazione per capire quale fosse il modello di leadership e delega da loro adottato. Ascoltare il proprio istinto Studiare chi ha avuto successo È qui che troviamo secondo capitolo se vogliamo di questo Pensiero: “Saper Ascoltare” significa anche #studiare chi è stato più bravo di noi nel realizzare qualcosa, immergendosi per così si può dire nel loro “habitat”. Visitando le realtà che al tempo mi ispiravano, parlando con i fondatori, cercavo di sentire quale fosse il clima aziendale, cogliere gli aspetti che rendevano quel posto per me un po’ magico ; capire quali fossero le motivazioni che spingevano i loro ragazzi ad essere così incentivati a sentirsi parte del progetto, del sogno; cercavo di ascoltare, direi assorbire il più possibile per poi trasferire ai miei ragazzi in ufficio quelle sensazioni…. ricordo che il nostro primo ufficio era veramente brutto, il primo piano di un condominio, nato dall'unione dei due appartamenti che al di là di una terrazza molto grande che veniva usata per lo più dai fumatori più che per fare feste in stile Facebook e start-up in genere; era un posto che tutto sommato aveva ben poco di magico se non i nostri pensieri, il caffè gratis fatto rigorosamente con la moka Bialetti e la nostra grande voglia di realizzare qualcosa di straordinario. A mano mano, poi che la società cresceva, iniziai ad avere necessità di tante nuove competenze oltre alla Tech: competenze finanziarie piuttosto che di gestione progetti, creative e design, marketing, data analysis e retail. Ascoltare il mercato Direi che qui si aprì un nuovo capitolo: il “sapere ascoltare” il mercato e saper cogliere gli elementi chiave per creare qualcosa di unico. Al tempo mi accorsi, guardando i più bravi del settore, i ragazzi di YOOX con cui collaboravamo, che c'erano degli aspetti che noi non stavamo considerando che in realtà poi di li a non molto, avrebbero cambiato per sempre il nostro modello di business: non avevamo capito che l’e-commerce era il mestiere più vecchio del mondo e la vera differenza la faceva chi gestiva il negozio e non tutto sommato la #userexperience o la tecnologia (qui si aprirebbe un capitolo dedicato, perchè non vorrei che le mie parole venissero fraintese: Tech e UX devono essere al top, ma non bastano per fare veramente la differenza se non integri una valida proposta di prodotto, comunicazione e un servizio al cliente ineccepibile). Ricordo in particolare un aneddoto, una riunione con i ragazzi di YOOX (dove entrai per caso, perchè era mia consuetudine apparire senza preavviso nelle meeting room), capii che doveva essere una figura retail (di cui non sapevo neppure il significato…) a gestire il negozio online: il marketing non sapeva perché dei piumini non si vendevano in Germania, mentre chi conosceva il prodotto, subito seppe cogliere che peso, taglie e colore, non avevano le caratteristiche più adatte per quel pubblico. Fui quasi folgorato da quella osservazione… stavamo sbagliando tutto! Da lì, immediatamente iniziai e fare domande a chi lavorava nel mondo del retail per cercare di capire quale fosse il sistema migliore per ripensare la gestione e-commerce e farlo crescere fuori scala, integrando successivamente tutta una serie di elementi che anche YOOX non aveva introdotto (per loro approccio al cliente anche a causa della tecnologia adottata al tempo, cosa ben nota agli addetti ai lavori). Agire rapidamente Assunsi una prima persona proveniente dal #fashion (offline ovviamente perchè non esisteva l’online retail) che aveva già gestito degli showroom e negozi di importanti Brand e con lei cominciai a cercare di capire quale fosse il sistema migliore per creare una nuova divisione aziendale che sarebbe diventare strategica nella gestione delle e-commerce, più della tech e del marketing (non vi dico gli scontri in azienda e quanto fu difficile far capire che cosa facesse questa nuova divisione… giravano frasi del tipo: “ La tech è l’unica divisione che conta … queste non capiscono niente di gestione progetti e di piattaforma, sono delle capre, non vogliamo seriamente farci guidare dalle loro stupide richieste?" o ancora "Ma a che caXXo servono tutte queste donne?” Ecco, “Saper Ascoltare” significa anche capire da che parte sta andando il business ed essere in grado di muoversi di conseguenza in maniera estremamente veloce, magari mettendoci del nuovo e provare a superare i migliori modelli a disposizione, che così diventano improvvisamente vecchi (il famoso mare blu della Blue Ocean Strategy che tanto mi ha ispirato nelle mie scelte….altro tema che tratterò più avanti). Autore - Christian Nucibella WhatsApp Copia link

  • Explore KNON Hangar: A Sustainable Hub for Community Building | KNTNR

    Discover KNON Hangar, a sustainable hub designed to costruire community b2b online, blending history and innovation for modern needs. Nelle pieghe del tessuto produttivo, dove il tempo sembrava aver sospeso il suo corso, prende forma l’origine di KNON Hangar. Una vecchia manovia degli anni ’70, testimone silenziosa di operosi ritmi industriali, giaceva in uno stato di progressivo abbandono, conservando però intatta la propria forza espressiva. Una struttura segnata dalla materia, dalle altezze generose e dalle cicatrici del lavoro, sospesa tra memoria e possibilità, in attesa di una nuova visione capace di riconoscerne il valore latente. Prima della rinascita 2022 La sfida intrapresa da KNTNR Srl è stata quella di trasformare l’esistente senza tradirne l’anima, compiendo una scelta primaria di sostenibilità: il recupero del patrimonio edilizio come alternativa consapevole al consumo di nuovo suolo. Attraverso un attento e rispettoso processo di ristrutturazione, l’edificio è stato rigenerato valorizzando la sua identità originaria, trasformando i segni del tempo in elementi distintivi di un linguaggio architettonico autentico. Parallelamente, la struttura è stata traghettata nel futuro grazie a un importante intervento di efficientamento energetico: l’installazione di pannelli solari in copertura e un sistema di illuminazione LED di ultima generazione hanno permesso di coniugare estetica, innovazione e responsabilità ambientale. Il processo di rigenerazione 2022-2025 KNON Hangar prende forma come uno spazio di 500 metri quadrati in puro stile industriale, dove la storia dell’edificio dialoga con la contemporaneità. La volumetria originale è stata esaltata mantenendo come fulcro lo scenografico hangar a doppia altezza, oggi arricchito da un mezzanino che apre nuove prospettive spaziali e funzionali. KNON Hangar si configura come un ecosistema versatile, un hub in cui creatività e business convivono in un ambiente salubre e consapevole. Gli spazi si prestano a servizi fotografici indoor e outdoor e sono pensati per il benessere olistico di team e ospiti: un campo da basket, un giardino curato e un’area relax dialogano con una podcast area tecnologicamente avanzata e salette riunioni riservate, progettate per accogliere meeting direzionali e Cda nel massimo comfort. KNON Hangar non è solo la nuova casa di KNTNR Srl, ma la dimostrazione che ridare vita a uno spazio con coscienza ecologica significa generare un’energia nuova, più pulita, capace di alimentare le idee che lo abiteranno. La nuova identità 2026 WHAT YOU CAN DO also with the support of our staff CONTENT CREATION Shooting & Video Vodcast & Interviews ENTERTAINMENT Desk Coworking Meeting Brainstorming Relax Outwork day Training BUSINESS TIME B2B Convention & Presentation Party Dj Set MUSIC Production Meeting Ispirational RELAX Pilates Yoga Gym Outdoor SOCIAL WALL Carica altro

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