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La solitudine del comando:
dove nasce la direzione

Oggi parliamo dell’essere imprenditore e di alcuni aspetti che talvolta ti fanno apparire come un extraterrestre, uno strano, nel suo mondo, comunque fuori dall’ordinario: c’è un paradosso nel fare impresa che nessuno ti spiega nei libri o ai convegni: più cresce la tua azienda, più ti circondi di persone straordinarie, e più la tua solitudine diventa profonda. Ma è una solitudine necessaria. È la solitudine della sintesi.

Non è che l’imprenditore cambi o che non voglia più stare a contatto con i problemi giornalieri e operativi del team; semplicemente, non ne ha più la possibilità e se viene chiamato in causa, significa che quelle questioni non sono più ordinarie. È chiamato invece a fare regia, a portare valore a un team sempre più grande che gestisce attività sempre più complesse. Per essere utile a tutti, deve staccarsi dal particolare e guardare l’insieme.

Il confronto critico: una leadership metodica

L’imprenditore è chiamato a decidere in continuazione, quasi sempre, senza dare troppe spiegazioni nel farlo. Ma, per decidere correttamente, nei momenti determinanti, deve sapersi nutrire dell’energia, delle competenze e delle idee degli altri. Il confronto onesto e critico con il team a supporto non è una concessione, è un dovere strategico del vero leader. Coinvolgere i propri talenti in un dibattito serrato rafforza una leadership metodica: quella che non impone dall’alto, ma costruisce la decisione attraverso l’intelligenza collettiva. Questo processo dà energia al team e solidità alla scelta. E’ un processo direi circolare nel dare e ricevere e arrivare all’obiettivo per approssimazioni successive e talvolta scatti in avanti (senza ascoltare nessuno, almeno apparentemente).

Tuttavia, c’è un limite sottile: la leadership non può diventare schiava del processo stesso. Se la ricerca del consenso diventa un freno, l’azienda smette di correre e inizia a trascinarsi. Il rischio è diventare lenti, e nel mercato di oggi, la lentezza è letale. E’ un equilibrio sottile del processo decisionale che va mantenuto con cura con il team e sè stessi.

La solitudine del comando: dove nasce la direzione

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Il silenzio della decisione: la visione incondivisibile

Arriva il momento in cui, dopo aver ascoltato quelli che contano, devi tornare da solo. Qui emerge la vera differenza tra chi l’azienda l’ha creata e chi la guarda attraverso un foglio Excel.
L’imprenditore deve essere "purtroppo" libero di decidere anche in modo informale, seguendo traiettorie che non sempre può o deve condividere. Non si tratta di mancanza di trasparenza, ma di visione. Il team può essere eccellente su ogni aspetto operativo, ma non si può pretendere che capisca l’intero orizzonte che solo chi è alla regia può scorgere. Ci sono pensieri, rischi e scenari futuri che l’imprenditore deve tenere per sé, per proteggere la strategia e le persone stesse.

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Il possibile conflitto con la finanza

È qui che spesso si rompe l’idillio con i soci finanziari o i fondi, sul metodo di lavoro e sul disegno della traiettoria dove si pretende di capire tutto senza in realtà averne gli strumenti, la capacità (e talvolta la voglia), proprio perché ci sono ruoli diversi. Loro hanno bisogno di analisi infinite e procedure standardizzate e se ne fregano talvolta della variabile più importante, il tempo. Non capiscono che una decisione presa oggi con l’80% delle informazioni vale dieci volte una decisione perfetta presa tra sei mesi e può anche decidere la vita o la morte di una intera organizzazione.

L’imprenditore invece, vive di processi mentali non lineari, di intuizione e velocità; il fondo vive di garanzie. La solitudine della decisione serve a proteggere questo istinto: la capacità di assumersi il rischio della rotta quando gli altri stanno ancora calcolando il margine d’errore e a fare domande, talvolta inutili o “nocive” alla causa.

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La messa a terra: l’anima collettiva grazie al sistema valoriale

Ecco la bella notizia per l'imprenditore: una volta decisa la rotta, la solitudine deve sparire; per "mettere a terra" la visione serve una cultura d’impresa ispirata a una leadership carismatica, non autoritaria.

Ho imparato che se vuoi che l’azienda si muova velocemente, devi aver costruito un sistema valoriale solido e un processo di delega. Le persone non seguono un tecnico; seguono un leader che incarna valori in cui credere e poi vogliono proseguire in autonomia. La crescita coerente non è fatta solo di procedure, ma di rispetto, regole non scritte e passione condivisa, di un equilibrio dinamico più che instabile.

E  quindi?...
 

La solitudine è necessaria per proteggere la velocità e la visione della strategia. Ma il sistema valoriale è ciò che permette a quella visione di non restare un segreto, trasformandola in una realtà vissuta da persone che corrono al tuo fianco, anche quando non vedono ancora l’intero orizzonte ma credono fermamente in un sogno da realizzare.
 

E vorrei chiudere con un aspetto fondamentale: il sistema valoriale porta equilibrio anche nella vita privata e l’imprenditore equilibrato, coerente anche nella vita privata ha una marcia in più.

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Autore - Christian Nucibella

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