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Saper Ascoltare

(Parte 2: La leadership)

Ricordate che ho parlato della nascita della divisione Retail così mal digerita dal resto dell’organizzazione tech-nerd? Devo dire che quel nuovo reparto, nel tempo si è arricchito di tantissimi aspetti, nuove figure professionali (direi inventati da zero o quasi) nuove competenze, nuovi metodi di lavoro:
in questo caso, “Saper Ascoltare” fu sinonimo di #delegare; perché, anche se osservi tutti i giorni che le modalità operative di quella parte dell'azienda non sono proprio come te l’eri immaginate, le devi lasciare vivere perchè funzionano e sono apprezzate dai clienti (e dopo anni anche dal resto dei team interni più storici….). Devi restare semplicemente in ascolto e seguire le necessità dei tuoi manager per intervenire solo nei momenti di necessità o blocco.

Così, l’ascolto diventa una componente della #leadership (almeno per come la penso io). Ricordo in particolare un momento critico nella crescita, attorno alle 100 persone dove improvvisamente il turn-over del personale esplose: non capivo, ero rammaricato; mi dissero che la causa era da ritrovare sul fatto che io ero assolutamente incoerente poiché davo risposte diverse alle stesse domande. Ricordo che feci una riunione di confronto con i champions dell’azienda (e in realtà poi attivammo veri e propri cicli di coaching per la gestione dei team e nel problem solving) per spiegare che le risposte non potevano essere le stesse alle stesse domande perché serviva contestualizzare: comprendere la situazione, la dimensione del progetto, l'interlocutore (era un tech?, un businessman? uno della finanza?), conoscere il budget, la maturità del team di progetto a supporto e così via….Per me erano aspetti ovvi, avendo lavorato in settori e aziende con dimensioni molto diverse tra loro e avendo studiato a fondo il PMBOK e la gestione progetti, ma, in realtà la questione non era per nulla scontata ai più.

 

Fu un momento estremamente complicato perché non avevo capito che il team, seppur super comittato, non era pronto alla complessità dei progetti sempre più grandi che stavano arrivando. Rallentai la crescita (da agonista quale sono, devo dire che mi costò moltissimo farlo) per far capire che, appunto, per essere leader del proprio team, serviva saper gestire una serie di nuovi aspetti: era importante riportare, per quanto possibile, tutti a bordo in azienda; ecco che “Saper Ascoltare” significa anche saper mettersi in discussione con i propri team per capire se si sta andando tutti nella stessa direzione con un “ritmo gara”, direi sostenibile e, comprendere quali sono le possibili difficoltà.

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Delegare e fidarsi del team

Errori e consapevolezza

Posso dire che talvolta, io stesso ho ascoltato molto poco nelle mie scelte o meglio, ho ascoltato tutti ma poi ho fatto di testa mia (quante volte ho sentito dire “ alla fine fai sempre di testa tua”). Ma, talvolta gli errori più grossi, li ho fatti proprio perché non sono stato in grado di “ascoltare” il momento, di comprendere che la decisione andava ponderata maggiormente e sono stato troppo veloce nella decisione, non dando il giusto peso a decisioni che in realtà si sarebbero rivelate molto importanti (della serie… “ma dai è impossibile che accada questa cosa, è marginale, la sappiamo gestire”… ma poi nel tempo cambiano gli equilibri, la gestione o il mercato e quella cosa ti costa soldi, tempo e fatica per correggerla….). 

Questo è vero in particolare quando i temi da affrontare sono sempre più complessi dove ovviamente, per tanti motivi, non si hanno tutti gli elementi per fare la scelta migliore ma a un certo punto devi decidere lo stesso e andare avanti (e … a distanza di tempo non verifichi più quella scelta preso da mille altre priorità).

 

Di conseguenza, “Saper Ascoltare” si rivela un metodo per commettere meno errori e perdere meno tempo ed energia per correggere poi (la famosa regola dell’80 - 20 o del rallentare per andare più veloce poi), perché se sai ascoltare veramente le tue sensazioni, i tuoi valori o i tuoi compagni di viaggio fidati (che magari sono in opposizione con te in quel preciso momento), capisci che la situazione non è corretta, devi interrompere e cambiare strada immediatamente, vivendo alla fine meglio, con meno stress. Con gli anni ho imparato a dormirci sopra e a #procrastinare determinate decisioni anche se non è nella mia indole.

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Il talento sprecato

Potrei citare un aneddoto, in chiusura.

Lavoravamo con un grande Brand, un Brand che sarebbe potuto essere determinante per fare un ulteriore salto nel mondo del lusso per posizionamente e dimensione: scegliemmo di staccare la spina perché il suo modo di lavorare veramente invasivo, stava spaccando la nostra organizzazione. 

Ogni tanto ci ripenso.

In quel caso ascoltai il mio team che era alla frutta. Poi però a distanza di anni, un caro amico, il migliore retail di Roma mi fece una domanda: "Perché hai mollato quel Brand? me lo hanno detto sai… Christian non va bene…. Non va bene! Perchè non hai fatto il salto? Il mercato ti aspettava, potevi essere un riferimento in Italia e non solo”.

Mi uccise! Mi stava dicendo che non avevo avuto le palle, e aveva ragione perchè in realtà ne avevo le capacità (ecco un caso di “talento sprecato”… ma ci torneremo a breve su questo punto): avrei dovuto guardare oltre e capire come superare quel momento di difficoltà del team con nuove risorse, per entrare in “Champion League”.

Ed eccoci qui in chiusura con l’aspetto forse più importante del “Saper Ascoltare”. 

Riguarda i talenti: molto spesso giovani imprenditori, giovani talenti, in diversi ambiti, dallo sport alle professioni, alle abilità manuali, con grandi capacità e intelligenza (almeno sulla carta), ascoltano veramente poco; sono convinti di avere tutte le risposte solo perché hanno dimostrato di essere un po’ più bravi della media, ma in realtà non hanno capito in che campionato possono giocare e non sanno quale sia il loro reale potenziale e non lo sfruttano a pieno.

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L’invito ai talenti

Ecco questo è il caso, come citavo sopra, del “talento sprecato”, una delle cose che mi rende più triste: non vedere il potenziale espresso al meglio in un ragazzo, in una squadra, in un team, in un’azienda solo perché manca l’ascolto verso figure di esperienza che magari sembrano un po’ lente e impacciate ma in realtà sono avantissimo. 

 

E’ giusto che un talento commetta i propri errori ma talvolta, la mancanza di ascolto, non permette di superare i propri limiti perché il talento non basta per realizzare grandi idee o grandi risultati e il rischio concreto è che nel tempo, si perda la motivazione o ci si perde un po’ per strada.

 

Così l'invito a tutti i talenti è di “Saper Ascoltare” di più i “vecchi” anche se sono talvolta pesanti o incomprensibili, di provare a capire che, solo perchè hanno altri meccanismi nel ragionare e nell’agire, non sono poi così scemi e se hanno voglia di dare un consiglio “appassionato e disinteressato" c'è un motivo: magari perché certe cose le hanno già vissute e vogliono solo aiutare, anche dando dei consigli che apparentemente sembrano stupidi o lontani o richiedono tanta fatica per essere attuali e costanza, ma poi sono il sale del successo in ciò che si vuole realizzare.

Autore - Christian Nucibella

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